Francesca Arca/ giugno 2, 2016/ Musica/ 0 comments

Maurizio Casu è un uomo strano. Strano come tutti gli individualisti. Non collocabile, come sempre accade a coloro che attraversano indenni molte strade e portano via un frammento di tutto ciò che trovano. Si muove in un labirinto sonoro in cui la parola a volte urlata, a volte appena percettibile cade come un macigno dall’alto. Artista paradossale, nel senso più letterale del termine, ha da sempre abbracciato progetti musicali molto diversi tra loro, mantenendo comune il tratto deciso di sponda contraria. Contrario rispetto a cosa? Alle mode, ai tempi, persino contrario a se stesso. Addomestica il naturale istinto impositivo e dirige l’energia creativa in un mondo di reti complesse, fatto di rapporti reali, sentiti, autentici e produttivi. Anche questo per un individualista può essere considerato un paradosso. Eppure nonostante sfoggi la propria arroganza – un po’ per celia, ma non tanto – come una medaglia da appuntare al petto, Maurizio Casu è riuscito nel corso degli anni a guadagnare la stima dei tanti che hanno collaborato con lui. In alcuni casi la stima è diventata amicizia: “Uno strano concetto di amicizia”, come recita il titolo del primo album da solista che il cantautore ha presentato al pubblico il 23 aprile al DayOff. Sono quattordici le tracce che esprimono un percorso musicale lungo una vita. Alcuni brani tenuti per anni in un cassetto, altri scritti a posta per questo album, ci regalano un biglietto per l’entrata in un dedalo tortuoso fatto di storie e di volti da decodificare cercando di uscirne senza perdersi o lasciarsi fagocitare. Un album che genera “affezione”: è in grado di cullare nella sua espressione di stati d’animo profondi ma è doloroso come qualcosa da curare; destruttura e ricompone infinite volte in forme e suoni sempre diversi. «Con la mia solita mania di collaborare – racconta Maurizio Casu – ho fatto intervenire molti artisti, forse più di trenta. Volevo in qualche modo contaminare e lasciare che a loro volta mi contaminassero.» Li potete vedere scorrere tutti, o buona parte di essi, nel video pubblicato di recente, realizzato da Roberto Achenza per il primo singolo “Io Posso”. Con ironia sfilano sottoponendosi al giudizio severissimo di una piccola e sorprendente attrice di soli 6 anni: Anna Casu. Il risultato di tutti questi sforzi è un album quasi corale nella realizzazione ma profondamente individuale in ciò che esprime. Una dicotomia che attraverso un aspetto conosciuto toglie il velo forse al lato più intimista, più fuori dal tempo e dal contesto che caratterizza i musicisti veri nella loro umanità più marcata. Prodotto da Antonio Maciocco per Officine Musicali, in questo momento forse la realtà territoriale più interessante in questo ambito, “Uno strano concetto di amicizia” si presenta al pubblico aprendo le porte del suo labirinto. Sta a voi cercare l’uscita, sempre che vogliate uscirne davvero.

Francesca Arca    da City&City Anno IV n.2  ©Riproduzione riservata